In questo esperimento sociale, svoltosi in Grecia per mezzo di ActionAid il 20 febbraio scorso, due attori si sono finti aggressore razzista ed extracomunitario: nelle diverse ripetizioni dello stesso esperimento in due stazioni dell’autobus del centro di Atene, 15 pendolari hanno reagito difendendo l’extracomunitario contro l’abuso razziale che gli veniva rivolto, 4 sono rimasti indifferenti, 2 si sono schierati con l’aggressore ed in un unico caso hanno reagito in entrambi i modi. L’extracomunitario viene invitato sgarbatamente a lasciare lo spazio che occupa sulla panchina del bus, e questo avviene attraverso l’uso di offese e di cattiverie gratuite. “Non voglio che mi tocchi“, oppure “Tornatene al tuo paese“. Il video si concentra inizialmente sulle reazioni d’appoggio all’aggressore, fra chi borbotta qualcosa e chi addirittura si siede al suo posto. Ma poi ecco le altre reazioni. “Davvero le da fastidio che si sieda?“, chiede incredulo uno dei pendolari. “Ma perchè, le ha fatto del male?“, urla un altro, inviperito, “solo i nazisti parlano così! Si vergogni!

Al di là del dibattito che questo video può scatenare, il fenomeno in questione non ha nulla a che fare con le politiche dell’immigrazione, bensì con la psicologia che si nasconde dietro lo stereotipo ed il pregiudizio.
Esattamente: pre-giudizio, giudizio che viene prima di conoscere i fatti, le persone, gli eventi. Ma in particolare, lo spunto che spero possa esser colto da questo post è: come reagiremmo se fossimo noi stessi testimoni o vittime di un abuso di questo tipo?


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