CherubinaDa qualche anno ho avuto la possibilità di compiere ricerche storiche, risalendo i rami più impervi della mia genealogia. L’analogia è prettamente indicata, poiché è proprio fra i monti dell’appennino tosco-romagnolo che nasce e si sviluppa il mio cognome. Generazioni di contadini, in un susseguirsi di emozioni belle e brutte, composte da luce e buio, in un gioiello incastonato e codificato nelle parole dei parroci che hanno segnato meticolosamente i passaggi importanti delle vite dei miei avi.

Forse avrò modo di soffermarmi su diverse figure importanti della mia genealogia, ma perché non partire da colei che, così vicina, percepisco da sempre come la più lontana. Sin da piccolo ho sentito il suo nome, solo il suo nome e nulla più, e quasi sempre in risposta ad un semplice “chi era tua nonna?“, quasi mai per convinta volontà di mio padre. Di lei pochi hanno parlato. Per come sono fatto io, crescere senza radici e senza una chiara identità del passato della mia famiglia era una vera e propria condanna. Non so chi sarei oggi se non fossi entrato in contatto con quel passato che tanto aveva voglia di farsi ascoltare. Ma continuiamo: Cherubina Peduli è nata il 20 febbraio 1875 in una casetta retrostante una grande villa nel quale viveva, così mi dicono, un importante dottore. La sua famiglia era non solo responsabile per la gestione del fondo agricolo della proprietà, ma siccome alla villa era annessa una piccola chiesetta, essi erano i casanti della parrocchia di Sessana.

Ho notato che questo luogo dista non troppo dal podere in cui il mio bisnonno Domenico Fabbri era giunto nel 1880 con i genitori ed i fratelli, ma è impossibile determinare le cause del loro incontro. Fatto sta che nel 1893 i miei bisnonni si sposano proprio in quella chiesetta, e Cherubina lascia la casa di famiglia per vivere col marito. Il Querceto, una casa colonica appunto poco distante, è dove nascono i primi tre fratelli di mio nonno: Giovanni nel 1894 (come il padre di Domenico), Domenica nel 1895 (come la madre di Domenico), e Caterina nel 1897. Già, il 1897: annus horribilis. In quell’estate, nel mese di agosto, muoiono sia Giovanni che Caterina. Qualcosa si rompe: percepisco che è questo il motivo del ritorno a Sessana, là dove Cherubina è cresciuta. “Là ci sono i miei genitori, mi trovo meglio, ed ho bisogno di tornarci“. Potrebbe aver pensato questo? Forse è una depressione, e certo non è da biasimare la decisione di tornare dove si possa sentire più sicura e protetta (Domenico la capirà o no? Pare di sì…)

Ma il ritorno a Sessana potrebbe aver segnato il rapporto fra moglie e marito: quest’ultimo, per comprensione più che altro, sopprime l’orgoglio e si adatta a vivere in un luogo poco distante da dove risiedono i suoceri (la loro influenza è probabilmente notevole in quel rapporto). Nascono altri tre figli: Maria nel 1898, Cesare nel 1900 e mio nonno Lino nel 1902. Sono sani, non c’è dubbio: forse trasferirsi è stata la scelta giusta. Però qualcosa non và. Probabilmente sono motivi economici, ma anche di orgoglio personale a spingere Domenico ad un nuovo trasferimento, lontano dall’influenza dei suoceri e dove possa sfamare senza problemi i quattro figli e la moglie. Vivere lì non è più possibile: se ne vanno tutti a S. Martino in Gattara, dall’altra parte del monte, in una casa del borgo. Siamo nel marzo 1903. Come molti della sua generazione, Domenico è affascinato dall’illusione di trovare la chimera del successo altrove: in Svizzera c’è tanto lavoro, nulla in confronto alla precarietà dell’agricoltura montana! Domenico parte e lascia sola Cherubina coi figli. A questo punto è difficile ricostruire i fatti. Chi era con Cherubina in quei giorni? Era veramente sola? Ho l’impressione che si sia trovata intrappolata in una scelta che non ha mai condiviso. A sole due settimane dal trasferimento nella nuova casa, Cherubina s’ammala di polmonite. Una brutta infezione che in dieci giorni la porta alla morte, privando Domenica, Maria, Cesare e Lino della loro madre.

Quel che segue è un puzzle difficilmente risolvibile. Ciò che determina le scelte dei miei bisnonni è una mia pura deduzione: non c’è traccia di emozioni o motivazioni, ma un semplice ragionamento dei dati a confronto. Qualche storia però c’è! Secondo racconti riportati da testimoni dell’epoca (grazie ad un distante cugino che me ne ha parlato), un telegramma avvertì Domenico di non fare rientro dalla Svizzera, poichè la moglie già era stata sepolta. Durante il funerale, i genitori di Cherubina tornano ad imporsi nel destino della famiglia e di mio nonno Lino: “Il piccolo (che ha solo sei mesi) lo prendiamo noi. Si farà grande e sarà un lavoratore“.
Le sue sorelle e suo fratello, invece, cresceranno con zii e cugini finché Domenico non tornerà dalla Svizzera qualche anno dopo per riprenderseli, ma non mio nonno. Non posso formarmi un’opinione su ciò che è accaduto per diversi motivi: il primo è che buona parte di questo racconto, specie le decisioni più delicate, potrebbero essere state dettate da fattori a me sconosciuti; il secondo è che, a prescindere da ciò, non è affatto giusto che spetti a me trarre conclusioni o farmi un’idea di come i miei avi hanno condotto le loro esistenze. Quel che è certo è che per me sono figure importanti, che voglio continuare a conoscere e a ricordare, e che sono incondizionatamente parte di ciò che io sono.

C’è un seguito a questa storia, ma siccome mi sto soffermando sulla figura di Cherubina, è qui che il mio racconto deve finire. Anche il suo volto, che campeggia ai vertici di questo post, è un’elaborazione dei tratti dei suoi discendenti e cugini: un altro modo per donarle un’identità altrimenti perduta.


7 commenti

Redazione · Aprile 2, 2015 alle 12:27 pm

Interessante, come sempre la realtà supera la finzione dei film 🙂
E’ certo che i nostri avi sono parte di noi, è grazie ai loro sbagli e alle loro decisioni che oggi noi esistiamo. E già questo giustifica tutto 🙂
Buona giornata!

    alessiofabbri · Aprile 2, 2015 alle 12:45 pm

    Grazie di queste parole!! 😀

mk_shepard · Aprile 7, 2015 alle 5:44 pm

Hai fatto nascere in me il desiderio di ricercare informazioni sul mio albero genealogico: conoscere il passato è il primo passo per comprendere il presente. Quindi grazie per questo, e complimenti per l’articolo (e il suo seguito)

A presto,
Antonio

    alessiofabbri · Aprile 7, 2015 alle 7:45 pm

    Grazie a te Antonio! Sono felice di averti ispirato questa ricerca. vedrai che troverai tante informazioni che, come dici tu, ti torneranno utili per il presente e per il futuro!
    A presto! Alessio.

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