querciaNello scorso post sulle mie ricerche genealogiche ho voluto condividere il destino dei miei bisnonni Domenico Fabbri e Cherubina Peduli. Stavolta vorrei fare un salto generazionale indietro, e soffermarmi sull’esistenze dei genitori di Domenico, ovvero Giovanni e Domenica Vespignani. C’è un motivo se ho deciso di parlarne contemporaneamente, evitando di dedicare questo spazio solo all’uno o all’altra: il loro destino di coppia va, infatti, ben oltre la vita, ed i fatti che sono qui a raccontare ne sono la prova.

I miei trisnonni hanno dieci anni di differenza. Giovanni Fabbri è il secondogenito di Giovanni Battista e di Francesca Pagliai (la primogenita si chiamava Maria Maddalena, nata nel 1817, ma ne ho perse le tracce…) e contrariamente ai dati che avevo in possesso, non è nato il 14 giugno 1820 ma il 13 giugno 1819 (parroci poco precisi o trascrizioni pressapochiste? non si sa!) in un podere denominato Casetto del Monte. Non so di preciso in quale momento della sua vita viene soprannominato Tambrìo, né so per certo che cosa stia ad indicare, ma questo è il modo in cui è conosciuto.

Domenica Vespignani, invece, è figlia di Antonio e di Fiora Turchi, la loro quintogenita, e la terza ad ereditare il nome del nonno. Infatti, Antonio aveva già chiamato così due figli maschi morti poco dopo la nascita, ma è chiaro che tiene particolarmente ad imporre il nome di suo padre (che era deceduto quando Antonio aveva 7 anni, cadendo da una quercia quando era ancora un giovane uomo). Appartenendo alla stessa parrocchia, nella piccola località di Ottignana, vicino Tredozio, è facile immaginare che il loro incontro avvenga molto presto.

Negli anni ’40 dell’Ottocento, il padre di Tambrìo, tale Battista, s’è trasferito con la famiglia nel centro del paese, cambiando ufficialmente mestiere e passando da semplice colono a becchino. Credo che, anche in questo caso, la penuria di lavoro o possibili crisi occupazionali, come diremmo oggi, possano aver costretto Battista a modificare quello stile di vita che invece per secoli i suoi avi hanno portato fino alla morte. Nelle mie ricerche ho spesso notato che alla morte del capofamiglia, i figli iniziano a sposarsi. C’è qualcosa di rituale in tutto ciò, ed i Fabbri non ne sono affatto esenti: Battista muore nel 1848, e con lui la professione del becchino in famiglia; nel giro di qualche anno si accasano Sebastiano (nel 1852) e poi, eccolo, il nostro Tambrìo: Giovanni. Il 14 febbraio 1854 (San Valentino, non a caso. Oppure sì, a caso, ma col senno di poi un segno certamente importante) Giovanni sposa Domenica, ed i due vanno poi a vivere in una tenuta appena fuori Tredozio. Non ci sono eventi salienti, a parte qualche trasferimento da un podere all’altro, qualcosa che però è ovviamente fisiologico e non insolito nel mestiere millenario di Giovanni.

Nasce la loro famiglia: il primogenito prende il nome della nonna, viene chiamato Francesco (nel 1855), poi nasce Giuseppe (nel 1858, in onore del fratellastro di Battista, suppongo), poi la misteriosa Fiora, di cui tornerò a parlare in futuro (nel 1861). Dopo queste tre nascite c’è un importante periodo di assenza di notizie. Ho sempre pensato che, per l’epoca, sette anni senza avere figli fosse veramente troppo, ed avevo ragione. Ho scoperto solo in un secondo momento, che il 31 gennaio 1866 sono nate due gemelle di nome Maria e Anna: la loro nascita conferma che il gene dei gemelli parte da mio babbo ed ha radici lontane, fino al Settecento. Eppure questa è anche una pagina dolorosa per i coniugi Fabbri, perchè le due bimbe muoiono nello stesso giorno, il 15 febbraio dello stesso anno, a poche settimane di vita. Un unico funerale per due anime che se ne vanno lo stesso giorno: un presagio del futuro, quasi una profezia, ma Giovanni e Domenica non possono saperlo.

Nella primavera del 1868 arriva finalmente il mio bisnonno: si chiamerà Domenico, nome ormai consueto in famiglia. Dopo essersi già spostati verso la zona marradese, i Fabbri si trovano, nel 1880 a trasferirsi di nuovo. Il Querceto è un grande casolare che si trova ai bordi di una vallata, circondato da tante querce (come deducibile) e da stradine di ghiaia che ne ricamano la dislocazione. In questo luogo, per mezzo secolo, i Fabbri avranno residenza stabile: è qui che nasceranno i 5 figli che Francesco avrà dalla sua sposa, Lucia Viarani. Sono felice che, per lo meno, Giovanni e Domenica abbiano potuto conoscere i nipoti che ha dato loro Francesco, considerato che mai conosceranno i figli del mio bisnonno Domenico. Si narra (e qui m’impongo un tono leggermente fabulistico) che colta da un brutto male di stagione, Domenica si sia presa una malattia che peggiora repentinamente il suo stato di salute. Il marito, allora, per nulla intimorito dalla pioggia scrosciante, si reca alla parrocchia di Abeto, che si trova però dall’altra parte della valle. Siamo nel gennaio del 1892, in pieno inverno. Il parroco si avvia verso il Querceto con Tambrìo, così da poter somministrare alla morente moglie ogni sacramento previsto. Ma c’è un impedimento: le condizioni del tempo sono così pessime che il fiume si è ingrossato e rende difficile l’attraversamento (presumo che anche all’andata Tambrìo abbia dovuto affrontare quel passaggio difficile). C’è un’alluvione, probabilmente è notte. Fabbri allora prende sulle sue spalle il parroco ed attraversano assieme il torrente della vita e della morte, e questo condanna il settantenne ad uno sforzo di cui pagherà poi le conseguenze.

La mattina del 6 gennaio, alle ore 11.50 muore Domenica, ufficialmente per “bronchite da influenza“, così dicono le carte. Passano appena dieci minuti, ed anche Giovanni, affaticato e forse incapace di reggere un’esistenza senza la moglie, muore mettendo fine alla sua brevissima vedovanza. In questo caso si parla di “atrofia senile“, forse un modo un pò complesso di definire quel malore di vecchiaia dovuto al dispiacere del distacco dalla compagna di una vita. Ci sarà un unico funerale per quelle due anime che se ne sono andate lo stesso giorno, un destino che tornerà a ripetersi ancora una volta. Ma di questo parlerò in un’altra occasione.

 


5 commenti

fashiondesignermission · Aprile 13, 2015 alle 11:29 am

complimenti mi piace molto come scrivi…mi fai veramente emozionare…

smemorato · Aprile 15, 2015 alle 8:29 am

Tu non ti scierri mai ti li radici ca tieni.

    alessiofabbri · Aprile 15, 2015 alle 12:17 pm

    Esattamente. Grazie!

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