matteaVorrei dedicare un post alla storia breve, brevissima che ho intitolato “Le distanze di ieri“, scaricabile direttamente dal link del titolo oppure andando alla pagina Opere e Letture. (Link rimosso, presto online nella raccolta di storie brevi “Gli elementi dell’essere”)

Questa storia è nata per caso, e come a me accade spesso, è nata dal titolo. Parole che spuntano dal nulla e che si insinuano nella mente, cercando giustificazioni, volti, strade, raggi di sole, fiumi: un intero mondo tutto per loro. Io cerco di fare del mio meglio, perchè il mio lavoro (mi riferisco all’insegnamento) è quello di comunicare, di saper rendere un messaggio attraverso filtri e lenti d’ingrandimento che lasciano passare solo alcuni lati della luce.

Mattea è la protagonista di questo breve tratto di strada che percorro con lei. Una donna di mezz’età, di cui non sappiamo nulla all’inizio, ma che si rivela lentamente nel suo ambiente quotidiano: una città che vuole dimenticarsi di lei. Ma lei non scorda la città, non ammazza il ricordo di Firenze, seppure decida di amarne solo una precisa parte: quella che non si stacca più dalla sua mente.Il nome non nasce a caso. Anche questo è il risultato del mio vissuto e delle mie ricerche: Mattea è la figlia primogenita del mio più antico avo, ed era nata nel 1752. Un nome un pò ricercato, sia all’epoca che adesso, e che è stato tramandato nelle imposizioni nominali di antenati d’epoche successive.

Mattea ha sofferto, ma questo sfugge nelle prime righe della storia. La brevità del racconto condensa la parabola della sua vita: la tranquillità di un primo pomeriggio, l’irrequietezza del contesto nel quale si muove ed il colpo che subisce, al quale segue una reazione, una esagerata manifestazione di protesta contro chi vuole, inconsapevolmente, distruggere la sua illusione.
Firenze e l’Arno sono la fortezza dei ricordi nuovi di Mattea, quella che ella s’è costruita per combattere le sue disgrazie e per trovarvi rifugio dopo ogni affronto. È una vittima dell’amore? Questo lo lascio decidere al lettore.

Chi volesse, può scrivermi o lasciare un breve pensiero su ciò che ha letto e sulle sensazioni che ha provato. Mi hanno detto che questa storia suscita angoscia, ma questo non era l’intento originale, e penso sia proprio per questo che è bello scrivere e farsi leggere. Il lettore ha una percezione sua, soggettiva, che dona nuove pennellate, ogni volta diverse, a quel quadro narrativo ca cui l’autore dà vita.


6 commenti

fioridiciliegiolove · Aprile 13, 2015 alle 9:06 am

Lo leggerò al più presto!

stefanoau · Aprile 13, 2015 alle 1:56 pm

L’ho letto con piacere. Mattea è senza dubbio un personaggio emblematico. Per tornare alla domanda, è vittima dell’amore? Credo di sì, uno così forte da bruciare le sue giornate. Bella la riflessione finale sulle solitudini. Saluti 🙂

    alessiofabbri · Aprile 13, 2015 alle 3:09 pm

    Grazie Stefano!! Apprezzo molto la tua opinione!! La credo anche io vittima della vita, oltre che dell’amore. E poi, l’amore suo era vero o illusorio? Forse la seconda! Ancora grazie!!

stefanoau · Aprile 13, 2015 alle 4:45 pm

Non c’è di che! Da quello che si può percepire dal racconto propendo anch’io per la seconda ipotesi, e dall’illusione che è stato il suo amore è caduta in una vita che è illusione stessa… 🙂

    alessiofabbri · Aprile 13, 2015 alle 7:25 pm

    Buona analisi. Grazie ancora della recensione :)) Ti verrò a trovare nel tuo blog!

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