eremosangaldinoTorno a scrivere e a proporre un racconto breve nel mio blog. Questa volta tocca a “L’eremo di San Galdino“, scaricabile alla pagina Opere e Letture. (Link rimosso, presto online nella raccolta di storie brevi “Gli elementi dell’essere”)

Avevo segnato due righe su di un vecchio foglietto. Un’idea, mai sviluppata. Ho quindi creduto fosse il caso di portare alla luce anche questi personaggi, in quanto espressivi, significativi e simbolici d’una bella gamma di emozioni che però sette pagine possono, chiaramente, esprimere in maniera limitata. Il protagonista del racconto è Biagio Querciolani, un ultra-settantenne che da almeno una ventina d’anni abita la vecchia rocca che divenne eremo. Fondato centinaia di anni prima, esso affonda le sue radici di pietra al vertice d’un monte difficilmente raggiungibile dall’uomo. Chi abbia spinto quel signore ad avventurarsi fin lassù vent’anni prima sarà presto chiaro nello svolgersi della vicenda, che illustra l’attimo in cui l’esposizione al nulla e alla mancanza di contatto umano giunge al suo termine. A bussare alla porta dell’eremo sarà Ruffino, un biondo ricercatore che chiede di poter consultare i libri che molti anni prima furono portati all’eremo e di cui solo il vecchio Biagio è custode.

Ma definire Biagio il custode di quel patrimonio non basta. Egli è padrone e protettore di quelle pagine che, giorno dopo giorno, lo mantengono in vita. Leggere è in qualche modo una giustificazione per la scelta compiuta molti anni prima. La rottura di quel silenzio sarà per Biagio trauma e consolazione al tempo stesso.
L’eremo è quindi una sorta di fortezza costituita dalle paure di colui che vi abita, e l’apparente quiete conquistata attraverso la lettura di quelle opere letterarie, che costituiscono un vero e proprio archivio esclusivo, sarà messa in dubbio e corrosa dalla diffidenza verso quell’estraneo che irrompe nel suo quotidiano.


7 commenti

ioprimadime · Aprile 22, 2015 alle 1:07 pm

Io solo sono solo io. Davvero il sapere è paglia, se lo chiudiamo nella casa dei libri: si moltiplica solo l’esperienza che dividiamo con gli altri. Grazie di averlo fatto!

isabelladami · Aprile 22, 2015 alle 8:21 pm

Che bel regalo! Grazie!

    alessiofabbri · Aprile 23, 2015 alle 5:45 am

    Grazie a te per la lettura!!

stefanoau · Aprile 23, 2015 alle 6:08 pm

Letto. Bel racconto, narrato con uno stile raro e dalla bell’atmosfera, soprattutto all’inizio, quando ancora tutto è avvolto in quel “limbo” di silenzio e solitudine. 🙂

    alessiofabbri · Aprile 23, 2015 alle 7:26 pm

    Grazie mille!! Ogni sfumatura di come l’hai percepito è per me una sorpresa ed un’emozione. Grazie!!

everpopblog · Aprile 23, 2015 alle 6:52 pm

Non ho ancora avuto modo di leggere questo racconto, ma il precedente “Le distanze di ieri” l’ho trovato molto piacevole, scritto davvero bene, con uno stile quasi poetico. Scrittura fluida e ben articolata, seppure una storia breve, è davvero un bel racconto. (Complimenti anche per la scelta della copertina!)

    alessiofabbri · Aprile 23, 2015 alle 7:25 pm

    Grazie, apprezzo ogni parola!! Allora attendo un commento sull’altro racconto, sperando sia di tuo gradimento!

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