scuolaQuest’oggi, seppur con un giorno di ritardo, mi accingo a ricordare la Resistenza e la Liberazione d’Italia nel suo 70° anniversario. Per farlo, ho deciso di condividere coi miei lettori un vecchio diario che per caso è finito fra le mie mani. Si tratta di un registro di scuola del 1945, ed è stato compilato da un maestro elementare che si è ritrovato con l’impossibile compito di riprendere le lezioni nell’anno che ha visto il termine della guerra. Il paese in cui egli vive e lavora è quasi completamente distrutt, e preferisco non citarne il nome per motivi di riservatezza, nonostante egli sia scomparso da quasi quarant’anni. Riporto fedelmente la prima nota a margine di colui che chiamerò, solo per quest’occasione, Angelo.

Riprendere la scuola dopo un lungo periodo d’assenza è sempre difficile, ma è addirittura arduo riprenderla dopo che avvenimenti di eccezionale importanza hanno chiuso una triste pagina della nostra storia e del nostro pensiero e ne hanno aperto un’altra sulla quale si dovranno porre le basi e le premesse del nuovo affermarsi della nostra civiltà. Perché la tragedia vissuta troppo ha allontanato me e gli alunni dalla vita serena, operosa e metodica della scuola. Perché le condizioni ambientali e d’orario non permettono ancora una rigida disciplina d’orario. Perché, infine, non è possibile, così all’improvviso, creare quell’atmosfera lieta e gaia che vivifica la scuola quando tante miserie, tante devastazioni e tani lutti hanno colpito la Patria intera e in particolare il paese e le famiglie stesse degli alunni. La guerra, che è ristagnata qui per parecchi mesi, ha inciso profondamente lo spirito e il cuore di ogni bambino che è stato testimone e, a volte, vittima di tutti i suoi orrori, di tutti i suoi eccessi e di tutte le sue aberrazioni. Molti di essi hanno perduto il padre o la madre, o un caro parente; molti hanno il padre ancora in prigionia; molti, anzi, la maggior parte, hanno perduto la casa, i beni, le suppellettili e sono costretti a vivere in ambienti impossibili, malsani, promiscui.
L’opera mia quindi si presenta quantomai delicata e difficile, e richiederà sacrifici non lievi, metodo, perseveranza.

Se ben ricordo, Angelo è poco più che trentenne all’epoca dei fatti. Non conosco il suo ruolo nella Resistenza, ma so che fu un maestro molto amato e conosciuto nel suo paese. Qualche settimana dopo l’inizio delle lezioni, lo sconforto è tanto: “Molte spine naturalmente, e un profondo senso di avvilimento“, dice Angelo riepilogando le lezioni svolte. “I bambini sono impreparati, disorientati, svogliati e in genere piuttosto abulici e assenti“.
Ma oltre al fattore umano, le circostanze materiali non incoraggiano lo svolgersi delle lezioni, e l’inverno che li porterà al 1946 inizia a pungere. A metà dicembre, il maestro insiste nel sottolineare gli ostacoli logistici: “Fa freddo. L’aula è grande, i lavori di riallacciamento non sono ancora ultimati e la stufa è insufficiente a rendere la temperatura sopportabile“.

Il rendimento però c’è. Gli alunni iniziano a frequentare e a migliorare nel profitto, e con l’anno nuovo la scuola viene rimessa in sesto. Solo a fine febbraio arrivano i testi scolastici, e a marzo la pertosse, la difterite ed il morbillo costituiscono le avversità più concrete al proseguo degli studi. A fine marzo arriva il Direttore scolastico, e Angelo ribadisce orgoglioso: “In complesso però il mio lavoro è stato apprezzato e non posso che esserne soddisfatto“.
Dal 31 maggio al 6 giugno 1946 la scuola sta ferma. Ci sono le elezioni politiche che sanciranno la fine del Regno e l’inizio della Repubblica in Italia. Non vi sono commenti in merito, poiché Angelo si concentra principalmente sui problemi di frequenza degli alunni. Giunta l’estate, essi dovranno aiutare ancor di più le famiglie nei loro lavori. “L’inizio del raccolto del grano rappresenta un altro ostacolo perché molti bambini nelle ore pomeridiane partecipano ai lavori e alla spigolatura e dedicano poco tempo allo studio“. Il 6 luglio un riepilogo, in cui si tirano le somme dell’anno scolastico concluso: “L’anno non è stato dei più favorevoli se si considerano le innumerevoli difficoltà e le continue avversità, soprattutto di carattere sanitario, che si sono dovute superare“. Qualche sassolino dalle scarpe Angelo lo riserva per le righe successive, notando che si sarebbe potuto far di più se alla sua opera si fosse aggiunta quella dei famigliari, “parecchi dei quali hanno invece dimostrato di disinteressarsi, o quasi, dei loro bimbi“. Angelo nota che quella è un’amara constatazione, ma credendo fortemente nel ruolo formativo della scuola, vede nella collaborazione di tutti un elemento basilare per la nuova società che si va formando in quel periodo. Su 27 alunni, una maggioranza di 20 sarà ammessa con profitto alla prosecuzione delle lezioni dopo l’estate. “Ho creduto bene dare alla prova un carattere di assoluta serietà e, senza venir meno al senso di giustizia e di comprensione, ho voluto non largheggiare per dar modo ai più deboli e ai più svogliati di impegnarsi seriamente durante le vacanze estive“.


3 commenti

thebrightoldoak · Aprile 28, 2015 alle 9:36 pm

L’ha ribloggato su The Bright Old Oak.

Ivana DaccòIvana Daccò · Aprile 28, 2015 alle 9:58 pm

Interessante.Un confronto con la quotidianità della vita, e della ‘resistenza’ in quegli anni, che si declinano in tanti modi, diversamente eroici.

    alessiofabbri · Aprile 29, 2015 alle 6:10 am

    Giusto. Io credo che le persone come Angelo, seppure non abbiano partecipato direttamente alla Resistenza in termini di lotta combattuta (che io sappia, per lo meno), hanno comunque completato l’opera della Resistenza e della ricostruzione con il loro grande impegno!

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