CrisostomoRecentemente ho avuto modo di parlarvi di Manetto Manetti, il fratello della mia bisnonna Vittorina. Prima di presentarvi con dovizia di particolari la persona alla quale voglio dedicare questo articolo, dovrei forse fare un excursus storico sulla famiglia stessa: si tenga a mente che Manetto è il figlio maschio più grande, preceduto da due sorelle maggiori (una delle quali la mia bisnonna) e seguito da moltissime sorelle. Questo per dire che la prosecuzione del cognome (che oggi è estinto, almeno nel ramo dei Manetti soprannonimati “Sert“, i sarti) poteva essere ottenuta solo attraverso Manetto (nato nel 1896), o i suoi fratelli Pietro (nato nel 1907) e Grisostomo (del 1911).

Anticipandovi che Pietro è morto anziano senza aver avuto figli, vado a soffermarmi sulla figura di Grisostomo Manetti per diverse ragioni. Ho un affare personale che mi lega a lui: è nato esattamente settant’anni prima di me, lo stesso giorno, il 27 luglio 1911 (cambia solo un numero… impressionante). Ottavo figlio di Domenico Manetti ed Adele Farini, riceverà il nome che già è stato imposto a sua sorella Grisostoma, detta la Mora, in onore del nonno materno Grisostomo Farini. Con molta probabilità, la tristezza e l’angoscia gli sono compagne d’infanzia; ha infatti solo 4 anni quando suo fratello Manetto parte per la guerra, e cresce quindi circondato dagli effetti di questa mancanza, che diventa poi effettiva quando Manetto muore. All’epoca dei fatti, Grisostomo è probabilmente già instradato alla carriera religiosa, una tradizione di famiglia più che consolidata nei secoli, a partire almeno dal Settecento. Fra gli anni venti e trenta del Novecento avviene per Grisostomo sono la formazione spirituale e la presa di coscienza che lo porterà, nel 1931, all’ordinazione. Solo un anno prima, viene dispensato dalla visita di leva in qualità di studente Cattolico, e viene qui definito nelle sue caratteristiche: alto 1.73, ha i capelli biondi e lisci e gli occhi castani.

Aveva una tunica grande ed ingombrante come ogni sacerdote, e veniva a volte schernito dai paesani, quelli comunisti o fascisti (a seconda del periodo), che lo prendevano in giro accostandone la figura nera e spilungona con quella di uno storno che doveva essere catturato con le reti. Ma Grisostomo nascondeva l’irrequietezza della mente, una sensibilità infinita che lo portava spesso a non sopportare il peso delle emozioni. Non si osasse parlare di problemi psicologici all’epoca, quasi fosse un disonore. E così veniva spostato continuamente per dar messa nel territorio della Diocesi e soffriva probabilmente anche di questa instabilità. E c’era la guerra, un’eco insopportabile di quell’infanzia vissuta nell’assenza di Manetto e nel dolore dei grandi; in quel conflitto che non vedrà terminare perchè s’ammalerà di tubercolosi e morirà a soli 32 anni, il 25 settembre 1943.


4 commenti

matteopiombo · Giugno 3, 2015 alle 10:31 am

Buongiorno, Alessio!
TI ho taggato in questo post:
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vikibaum · Giugno 3, 2015 alle 11:14 am

che bella storia, ti ho letto con grande piacere, letto e gustato

    alessiofabbri · Giugno 3, 2015 alle 7:22 pm

    Grazie mille, questo mi rende felice 🙂

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