SibillaSe in qualche modo ho voluto portare una ragazza trentenne ad idealizzare Ferrara come luogo della rinascita, è stato anche perchè sapevo di poter contare su un altro personaggio per dimostrarle che cosa significasse nascervi, crescervi e vivere da aristocratica in quello stesso luogo. Vorrei dedicare un post vero e proprio al personaggio secondario ed antagonista del mio romanzo “La Magiara“, uscito il 19 maggio per Sillabe di Sale Editore (per più informazioni, clicca qui): si tratta di Sibilla Salisbeni. Nata il 24 aprile 1906 a Ferrara, sarà l’unica figlia di Luigi Alfonso Salisbeni e di Cecilia Venosta Peruzzi. Frutto di un matrimonio combinato e poco felice, Sibilla cresce in quella grande villa di via Cavour maturando un profondo rapporto con la madre e senza mai stabilire un contatto emotivo o affettivo col padre, un gelido proprietario terriero che amministra le terre del padre anziano e malato.

La vita a villa Salisbeni è austera, priva di stimoli e di scappatoie. Cecilia è, in fin dei conti, isolata e reclusa in quella villa proprio come sua figlia, e poco può fare per opporsi alle rigide regole della vita aristocratica impostale dopo il matrimonio. L’attaccamento di Sibilla alla figura materna le dà sicurezza, ed il loro rapporto cresce di anno in anno senza mai scalfirsi. Ma in un giorno d’estate del 1917, quando Sibilla è poco più che una timida undicenne, Cecilia muore per cause che nel corso degli anni tenderanno sempre a cambiare, destando sommessi dubbi e lasciando un vuoto enorme nella sua vita da adolescente. Le sue incertezze crescono, la sua instabilità emotiva è lampante, e non trova appigli di alcun genere (a parte lo sviluppo di un ossessivo interesse per le piante, affascinata dall’elleboro nero che sua madre aveva piantato davanti alla villa): è in questo contesto, seppure qualche anno dopo, che arriva la sorellastra di suo padre a villa Salisbeni. Agnese è una zia misteriosa, dai capelli neri e dal fascino indiscutibile. Ha carattere, è ferma nel suo ruolo di donna, ed è aggressiva. Sibilla ignora le cause che hanno portato Agnese a quella svolta, e prende dal suo rapporto con lei solo il peggio, iniziando a cercare una complicità che le verrà negata e che si trasformerà presto in rivalità spietata. Sibilla crescerà in fretta, con l’unico obiettivo di equipararsi e superare la zia.

Nei suoi 30 anni vissuti, Agnese è una donna che vive la sua condizione sentimentale e di vita come qualcosa di scelto, una conseguenza. Al contrario, ho ritenuto interessante vedere che tipo di impatto un modello come Agnese potesse avere su una giovane donna come Sibilla, che oltre alle mancanze subite nel periodo della formazione del suo carattere, attraversa gli anni più turbolenti della sua vita, quelli che vanno a determinarne la personalità e l’identità futura. Così la giovane figlia del conte inizia a comportarsi male, a far capricci e a paventare smanie da primadonna. Agnese inizia a notarlo nel capitolo IV de “La Magiara“, intitolato “Sabato notte“:

Si voltò repentinamente, incrociando i miei occhi, e la fissai con perseveranza. La vidi per la prima volta privarsi di quell’aria innocente ed infantile che la contraddistingueva. Non mi fece segni o gesti.

Saprà approfittare delle attenzioni maschili per illudere i suoi pretendenti e conoscere l’amore carnale (posso ancora immaginare il povero Giacomo Boari mentre se ne và da villa Salisbeni col cuore spezzato). Si sentirà ribelle e vivrà della sua ribellione senza ritegno, fino a quando non cambieranno le circostanze attorno a lei.
La dualità che porto in scena nel romanzo è un percorso di conoscenza parallelo: sia Agnese che Sibilla sbattono la testa contro le proprie convinzioni, sicure che l’arroganza, la violenza e la presunzione possano avere il predominio sulle proprie insicurezze.

 


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