gedeLa scrittura modernista insegna questo: momenti, attimi, prospettive. Un secondo può diventare un’eternità, e lo si descrive sotto un punto di vista indefinito, variabile, frammentato.

Ho mantenuto questo approccio, nell’automatismo della creazione di un racconto, come è giusto che sia. Ne “Le distanze di ieri“, il primo dei cinque racconti, Mattea incarna il fantasma di un amore svanito nel nulla: ella vive quotidianamente nel purgatorio che è divenuto per lei la città di Firenze. Quello che invece prevale ne “L’eremo di San Galdino” è la paura del giudizio e l’incapacità di ritenersi all’altezza della situazione, poichè l’eremita di cui si narra la storia ha rotto i ponti col proprio passato e con le sfide del quotidiano. Ognuno dei personaggi che appare in queste storie ha amato, sta per amare, o è terrorizzato da ciò che significa farlo. La storia ispirata dai miei bisnonni, in cui appunto il bisnonno insegna alla bisnonna a scrivere, ha trovato nuovi risvolti ed una trama tipica di una situazione sentimentale complicata e difficile da superare: essendo la povertà un male comune delle famiglie di contadini d’inizio Novecento, Iris è costretta a seguire la convenienza a scapito dell’amore spontaneo e sfavillante che stava nascendo con il giovane contadino che ha conosciuto per caso in “Insegnami a scrivere“. Per gli ultimi due racconti, invece, ho gettato uno sguardo alla società del primo dopoguerra, disegnando la turbolente camminata notturna di Giulio Trotti in “Notte silente“, che in un suo viaggio razionale non riesce a farsi una ragione dell’abbandono della moglie e mette in discussione il suo vero e proprio modo di concepire la vita: meglio razionalizzare o lasciarsi andare alla fantasia e, quindi, cadere vittima della superficialità? Quel che invece si fa strada nella vita di Gisella, giovane insegnante che si trasferisce a Torino per lavorare agli inizi degli anni ’50 in “Se muore una parola“, è il presentimento che la società la possa dipingere come una donna zitella e strana. Vive nell’ambiguità della famiglia d’origine, che la vuole sia emancipata che tradizionale, e cede quindi alla tentazione della paranoia. Le avance del portiere del suo condominio innescheranno una serie di reazioni di cui lei stessa resterà vittima.

Ho voluto parlare delle prigioni del cuore, di ciò che ogni persona fa e dice interpretando un personaggio. Credo si debba essere completamente coscienti di chi si è, per rendersi conto di ciò che nasce in noi come automatismo (dando quindi vita ad una maschera, un personaggio) e di ciò che, invece, scegliamo con cognizione e convinzione per il nostro bene o per il bene altrui. In bilico fra l’istinto e la ragione, questi personaggi sono tutti accomunati da una vita che non hanno scelto, ma che si è abbattuta su di loro, rendendoli in qualche modo schiavi delle circostanze ed incapaci (a parte interventi esterni) di curare il proprio mal di vivere.

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5 commenti

semeradicefoglia · Agosto 29, 2015 alle 1:36 pm

Venduto! 🙂

Fbosoni · Agosto 29, 2015 alle 2:57 pm

Ciao! Grazie per aver apprezzato la mia foto!
Se ti va sono anche su fb
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    alessiofabbri · Agosto 29, 2015 alle 7:05 pm

    Volentierissimo 🙂

semeradicefoglia · Agosto 29, 2015 alle 3:02 pm

Sarà fatto 🙂

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