GinaOggi voglio parlarvi di una parente non troppo distante. Non ho avuto bisogno di troppi documenti per identificarne un profilo, poiché ho avuto l’onore di incontrarla: si tratta della sorella della mia nonna paterna Alves, Gina Maestri.
Nata a mezzanotte, fra il 15 ed il 16 settembre 1919 dai ventenni Giovanni Maestri e Ines Erminia Buzzoni, non fu immediatamente riconosciuta dal padre. Lo stesso destino era toccato l’anno precedente a mia nonna Alves, ma entrambe ottennero il cognome di famiglia nel momento in cui i genitori decisero di sposarsi, nel 1928 ad Alfonsine (Ravenna). Gina era del tutto particolare fra i cinque figli di Giovanni ed Ines. Era, a detta di mia nonna, “diversa” da loro, sia d’aspetto che di carattere. Il tempo, in effetti, aveva confermato questa idea.
Fu battezzata alla chiesa di San Clemente, a Portoverrara (vicino Portomaggiore, Ferrara) e la sua madrina fu la sua nonna paterna Elisa Mazzoni, dalla quale forse ereditò il carattere ferreo.

Una volta sposatasi con Giuseppe Miani, visse in una casetta piccola piccola posta in via Reale, ad Alfonsine. Quelle dimensioni così strette sembravano quasi un profetico annuncio circa le possibilità genitoriali della coppia. I due, infatti, non ebbero mai figli, e Gina non poté che sfogare la sua maternità attraverso l’accoglienza e l’istinto di protezione che provava nei confronti dei suoi nipoti, diventando la tenace zia Gina.
Sì, tenace. Perchè al contrario delle sorelle, che incarnavano forse il prototipo della moglie casalinga dell’epoca, dedita ai lavori domestici e all’obbedienza maritale, Gina aveva una testa tutta sua. E se la pensava in un certo modo, non c’era maniera di domarla. Mi hanno raccontato che, in seguito ad una protesta, il marito venne detenuto ingiustamente assieme ad altri lavoratori per aver scioperato contro il regime fascista. Per manifestare la sua contrarietà, Gina finì per tirare uno zoccolo ai fascisti; non so come andò a finire, ma probabilmente l’ebbe vinta lei.

Personalmente, non posso che ricordare la soggezione che mi metteva. Seppure fosse dolce nelle intenzioni, era altrettanto brusca e ruvida nel modo di porsi, tanto da nascondere bene il suo grande cuore. Aveva forse una spessa corazza? Di certo ne aveva passate tante. Insisteva sempre affinché io avessi le mie 10.000 lire a Capodanno, nonostante mio padre sottolineasse quanto non fosse necessario: “Prendi“, mi diceva se lui non guardava, “mettili via e tienili te“. L’ultimo ricordo che ho di lei in vita risale ad una cena del 2003 quando, ormai ottantenne, venne a sapere della mia iscrizione all’Università. Nei suoi occhi e nelle sue movenze cercavo sempre un’ombra di quello che ricordavo di mia nonna, che già se n’era andata una decina di anni prima. Scoprendo la mia iniziativa di studio, mi disse con convinzione: “Sei intelligente tu“. Buon compleanno, zia Gina.


4 commenti

giomag59 · Settembre 16, 2015 alle 5:34 pm

Aveva ragione, tua zia! Anch’io ne avevo una così, non sposata però, che nascondeva la dolcezza con la burberita’ (si dice burberita’?) ciao!

    alessiofabbri · Settembre 18, 2015 alle 10:09 am

    Non lo so se si dica Burberità, ma se così non fosse l’avremmo appena coniato! Grazie del commento!

Ivana Daccò · Settembre 21, 2015 alle 3:21 pm

Le ‘zie’, quelle vedove, o senza figli, o nubili, almeno una per famiglia, meriterebbero uno studio a sé, ognuna. In ogni famiglia, c’è il ricordo di una donna che, fuori ruolo (non madre, non moglie) ha saputo interpretare una presenza e una intelligenza originali, di testa e di cuore, importanti.

    alessiofabbri · Settembre 25, 2015 alle 6:06 pm

    Grazie, sono bellissime parole, e molto centrate!! Hai ragione, io credo poi che nelle famiglie di una volta non debba essere stato facile non sposarsi. Si acquisivano tutti i doveri di famiglia e probabilmente si doveva conoscere come districarsi dalle cognate-rivali.

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