IMG_3174Anni fa mi ritrovai con vecchie lettere fra le mani. Probabilmente per via dello svuotamento di una cantina, o semplicemente per liberarsi di vecchia carta, vennero vendute queste preziose parole che, anche se ormai appartengono alla storia, sono per lo meno intriganti ed estremamente interessanti. Perché? Si tratta di un vero e proprio viaggio nel tempo, uno scorcio in una realtà passata: a scrivere è Rosina, nata probabilmente negli anni ’90 dell’Ottocento. Ella è presumibilmente una ragazza benestante; sa leggere e scrivere e questo non è poco nel 1912. Si è fidanzata da poco con un ragazzo, che qui abbrevierò solamente con l’iniziale F., che risulta schivo e timido da queste poche lettere. Abitano entrambi nell’Italia meridionale, in due paesi distinti ma molto vicini, separati solo da una montagna. Qui di seguito la prima lettera della corrispondenza, nella quale la ragazza esprime tutte le sue preoccupazioni al futuro sposo.

F. mio, prima di ogni altra cosa, come stai col raffreddore? Spero bene.
E tuo fratello come sta?
Ti mando novellamente Angelillo sapendo di farti piacere.
Nella tua mi scrivi che piangesti. Perché piangere F. mio?
Per amor sentito; ma se eravamo divisi per sempre ed allora avevi molta ragione di piangere, ma noi si può dire siamo alla vigilia d’essere uniti per sempre, e tu piangi. E poi me lo scrivi per farmi affliggere più di quello che non stava afflitta per ragioni mie.
Mi raccomandi poi a me che non debbo mai piangere e che non debbo mai pigliarmi collera, mentre tu stesso mi dai occasione di piangere con la tua afflizione. Non dovrei amarti come ti amo per restare insensibile alle tue lagrime e non unire le tue alle mie.
Ti aspetto oggi anche se puoi venire per un minuto solo; quando ti veggo, semplicemente sono contenta.
Non dire più che non sta bene venire due giorni di seguito, essendo che per questa frase sono stata molto nervosa e ti dico che ci ho pianto anche.
Oggi mi devi promettere o giurare che non piangerai mai mai più: hai capito?
Io ti amo molto F. mio e non potrei resistere al pensiero che tu stai a due passi da me lontano, e non dovrei vederti: questo sarebbe per me il più atroce supplizio. Ti lascio con la paura ma il mio cuore è con te.
Affettuosissimi saluti dalla tua sempre. Rosina.

Ore 1/2 del 20 marzo 1912
F. mio, come vedi ho mandato al palazzo di tuo fratello ad Angelillo il quale non ti ha trovato. Non perdo tempo per ieri: zio Michele ieri non andò in paese, perciò non venire da te.
Per carità scrivimi subito altrimento impazzisco.
Con tutti ti saluti e credimi sempre la tua, Rosina.

rosina

In sé questa lettera non dice nulla di che, ma è ciò che provoca a chi la legge (almeno a me) che la rende interessante: l’empatia della ragazza è evidente, e si percepisce l’attenzione del fidanzato per le regole della cortesia e del buon costume. Si intravede un mondo molto diverso da quello che conosciamo oggi, quando la Grande Guerra ancora non era scoppiata e quando il Fascismo ancora era lontano dal manifestarsi.
Siamo nel marzo 1912; vediamo qual era la situazione in quel momento: l’Italia di Giolitti era in guerra con l’Impero Ottomano per la conquista dei territori libici, ed il Re sul trono d’Italia era il quarantaduenne Vittorio Emanuele III.
Ma torniamo al nostro contesto specifico: che fine avrà fatto questa giovane coppia? Si saranno sposati? A me è dato solo di sbirciare in questa finestra, che si limita a mostrarmi quell’esatto e specifico momento. Sembra tutto appeso ad un filo a volte, come se fra i due i sentimenti siano sempre alla ricerca di una conferma, in un’altalenarsi di dubbi e certezze che non danno un quadro chiaro della situazione. Ci sono anche lettere seguenti a questa sopra riportata: in esse (che pubblicherò presto nel mio blog) emergeranno ulteriori caratteristiche specifiche della vita del tempo (gli obblighi parentali, una gita in carrozza per esempio), e l’evoluzione della loro storia d’amore.


1 commento

Le lettere di Rosina, parte II – La data delle nozze | Alessio Fabbri | alessiofabbri.it · Gennaio 30, 2016 alle 2:10 pm

[…] La lettera d’amore di Rosina […]

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