RosinaTempo fa vi ho proposto la prima lettera d’amore (prima in senso cronologico fra quelle che ho il piacere di leggere) di una certa Rosina, donna del primo Novecento che scrive al fidanzato nel periodo che precede le loro nozze. Nella sua prima lettera, Rosina aveva sottolineato la sua vicinanza al ragazzo, che anche in questo caso abbrevio con una F., il quale si era precedentemente mostrato preoccupato ed insicuro. Anche in questo caso la corrispondenza, di cui ci è dato leggere quasi esclusivamente solo il lato di lei, prosegue sulla stessa nota. Ci sono sviluppi professionali (la preparazione delle uve risulta a buon punto) e persino la data delle nozze pare stabilita una volta per tutte. I due dovrebbero divenire marito e moglie alla fine dell’estate, nell’agosto del 1912 (la lettera è stata scritta a fine aprile dello stesso anno).
Appaiono in menzione le zie di Rosina, fra le quali zia Cecilia, e la cognata del fidanzato, tale Caterina. Questo il testo, corretto solo in minima parte.

F. mio caro,
Non ti puoi immaginare il piacere che ho provato nel rilevare dalla tua (lettera) che la raccolta delle uve in [nome di un Podere o di una zona, non chiaro] si mostra buonissima; e questa mia gioia è certamente giustificata, perché oggi i tuoi interessi sono anche i miei. Prego però a Sant’Antonio che col suo potente braccio volesse farla mantenere sempre buona fino alla vendemmia.
Mi sono anche rallegrata nel sentire che tu accetti la mia proposta, cioè di accontentare i miei e sposarci a fine Agosto e nello stesso tempo non perdere migliorie per una tarda vendemmia.
Vedi, che quando dico una cosa io è sempre buona; tanto che ho avuto l’approvazione di tua cognata Caterina, che in questo caso è più ragionevole di te. Non ti offendere però, dico più ragionevole di te perché tu l’altroieri stavi così scoraggiato come non ti ho mai visto, e non ammettevi nessuna ragione; come fosse stato un guaio serio e senza nessun rimedio, mentre come ti ho detto io e come ti ha consigliato anche tua cognata, si salva capra e cavolo.
Con piacere, tanto io quanto zia Cecilia (non dico mammà perché il tempo già si sta preparando) avremmo fatto una passeggiata in carrozza fino a T. dalle zie, ma intanto stamane ho ricevuto notizie che una sta poco bene, e l’altra sta a G. dalla sorella maritata, quindi non ne resta che una sola e non ne vale la pena. Se ne parla quando ritorna l’altra zia da G.: insomma, te lo dirò io stessa quando possiamo andare.
Stamane io e zia Cecilia abbiamo ricevuto due tue cartoline illustrate, e risponderemo domani. Tutti i miei ti ricambiano i saluti, e tu F. mio ricordati spesso della tua Rosina che t’ama tanto tanto.
Ti saluto caramente e mi dico tua, Rosina.

lettera

Interessante notare come zia Cecilia abbia un ruolo predominante nella vita di Rosina, quasi più dei propri genitori, raramente o brevemente menzionati. Forse Rosina vive con la zia? Si parla di cartoline illustrate inviate sia a lei che a zia Cecilia, in effetti.  In più di un’occasione, sembra quasi che il fidanzato abbia una sorta di soggezione nei confronti dell’amata e della sua famiglia: forse alla base di ciò c’è una differenza sociale fra i due? Rosina appartiene chiaramente ad un ceto medio-alto poiché sa scrivere e si sposta per mezzo di una carrozza, mentre il fidanzato potrebbe invece essere un imprenditore agricolo, dato il riferimento al lavoro dei campi (questo non è detto, ma è comunque un indicatore da tenere presente). Ovviamente anche F. sa scrivere (e di questa corrispondenza ho per lo meno una delle sue risposte) ma è difficile delineare le caratteristiche dei due fidanzati con così poche lettere. Il quadro sarà certamente più chiaro leggendo le lettere che seguono… e di cui presto tornerò a parlare.

(L’immagina in evidenza appartiene all’Harvard Theatre Collection: Photograph of American model and actress Evelyn Nesbit (1884–1967) by Otto Sarony; Public Domain in the US and areas where the copyright term is the author’s life plus 100 years or less).


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