alvesmariamaestriQualche giorno fa sarebbe stato il 98esimo compleanno della madre di mio babbo. Alves Maestri è stata l’unica dei miei nonni che ho avuto la possibilità di conoscere veramente e dalla quale penso di aver ereditato alcune sfumature caratteriali. Nata il 19 marzo 1918 a Portomaggiore (mia nonna lo ricordava spesso questo particolare, perchè era evidentemente molto legata alla sua terra d’origine), fu inizialmente registrata all’anagrafe come Alves Indi dalla levatrice, senza che venisse riportato in alcun modo il nome del padre o della madre. Le prime tracce del suo riconoscimento si hanno con il battesimo, in cui si legge che Alves Maria è nata da Ines Buzzoni, porta il cognome della madre e suo padre è ignoto.

Nel maggio del 1918 avviene il riconoscimento legale della madre presso uno studio notarile di Portomaggiore, ma non vi è ancora nessuna menzione del padre. Qualche mese dopo Ines rimane nuovamente incinta, e nel settembre del 1919 nasce Gina, questa volta immediatamente riconosciuta dalla madre e registrata ufficialmente come Gina Buzzoni. Non ho dettagli precisi dell’impegno del mio bisnonno nella Prima Guerra Mondiale ma so che vi ha preso parte, e forse questo spiega le vicissitudini famigliari iniziali del nucleo di Giovanni Maestri. Gli altri fratelli di mia nonna (Libero, Cleode e Carmen) sono riconosciuti alla nascita col cognome del padre, che verrà esteso anche alla primogenita ed alla secondogenita solo nel 1928, col matrimonio civile fra Giovanni ed Ines. In quegli anni i due fratelli Maestri abitano alla parrocchia della Madonna del Bosco con le rispettive famiglie: Giovanni ed Ines coi loro 5 figli ed Ermes e Dettiva con i loro 7 figli (i più piccoli nati nel 1931). Non so se vivono tutti sotto un unico tetto ma è una possibilità (Eugenio, il loro padre e nonno di mia nonna, muore nel 1937); Ermes si trasferirà poi nella zona di Longastrino nel 1941.

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Al centro Elisa Mazzoni, vedova Maestri (la nonna di mia nonna). Alla sua destra zia Dettiva e a sinistra Ermete (fratello di suo padre). Con loro i figli di Ermes e Dettiva, cugini di mia nonna.

Passano gli anni, e probabilmente il lavoro in campagna detta, assieme agli eventi bellici del Secondo conflitto Mondiale, le dinamiche degli spostamenti nel territorio. A mia nonna Alves fu proposto da Tomaso Camprini e da Caterina Fabbri di far la conoscenza del cugino del padre di quest’ultima: Lino.
Seppure fosse stanco dal lavoro, mio nonno corteggiava mia nonna fino a notte tarda, rincasando spesso ben oltre la mezzanotte, pur consapevole della sveglia che lo attendeva alle cinque e riposando sempre ben poco. Lui non aveva mai cercato moglie, e s’era ritrovato a quarant’anni che ancora era celibe, principalmente perché non aveva fatto altro che pensare al lavoro.

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Si sposarono il 30 ottobre 1943 alle cinque di sera, al santuario della Madonna del Bosco di Alfonsine. A celebrare le nozze Don Aderito Calgarini, “un prete ubriaco“, diceva sempre mia nonna raccontando di quel giorno. La guerra li fece sfollare verso Longastrino, e lì nacque mio zio Alberto, che prese il nome di un soldato (Adalbert) al quale i miei nonni vollero rendere onore. Al termine della guerra, la famiglia Fabbri rientrò ad Alfonsine, dove entrambi lavorarono nel gruppo collettivo dei braccianti del paese. Qualche anno dopo nacquero i due gemelli: il primo nato, Domenico, ricevette il nome del padre di Lino, che era morto quattro anni prima nel bombardamento di Marradi. A lui seguì con grande sorpresa un secondo nato: mio padre Giovanni (cui fu imposto il nome del padre di mia nonna).

Negli anni successivi mia nonna dovette affrontare diverse difficoltà, ma questo non scalfì in alcun modo l’ottimismo ed il carattere d’oro che sono riuscito a conoscere personalmente. A volte, quando ci veniva a trovare, io e lei giravamo per i campi dove era rimasta la frutta lasciata lì in seguito al raccolto, quella che per qualche piccolo difetto i contadini non consideravano neppure.
ioenonnaE poi l’accompagnavo spesso a passeggiare prima di salutarla in fondo alla stradina, e quindi di chiacchiere ne abbiamo fatte parecchie. Avrei voluto chiederle tante cose del passato della nostra famiglia, ma quando sei un ragazzino certe cose non ti interessano affatto. Fortunatamente ho ancora molti ricordi di lei, e ciò che abbiamo condiviso continua ad accompagnarmi ogni giorno. Mia nonna è ancora qui con me, e grazie alle mie ricerche è come se mi parlasse di sé e delle risposte che cerco di trovare.


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