prospettivaAll’inizio di questa estate ho fatto grandi progressi nella ricerca dell’origine del mio cognome. Fermo da troppo tempo al Giovanni Battista figlio di un Giovanni Battista nato attorno al 1720, non avevo altre tracce o intuizioni da seguire. Poi ho studiato le carte e le documentazioni legali della zona a sud di Tredozio, in particolare dei territori di Ottignana, dove so che i miei antenati hanno vissuto nel corso di buona parte del Settecento.
Ecco che, quindi, un documento importantissimo mi spiega i passaggi di proprietà di un podere chiamato “Il Bagno“, posseduto in comproprietà fra il signor Lorenzo Passerini di Firenze, e Vincenzo di Benedetto Fabbri, definito in molti casi semplicemente come “Vincenzo di Benedetto dal Bagno” in luogo del cognome Fabbri. A partire da quel periodo di metà Seicento, vengono registrate tutte le modifiche e le successioni che vedono susseguirsi generazioni di Fabbri, fino a raggiungere quelli che avevo rintracciato attraverso le mie vecchie ricerche.

 

catasto

Immagine tratta dal piano territoriale del coordinamento provinciale del Comune di Tredozio

Ma veniamo al luogo in sé: le mappe del Catasto Toscano mi mostrano dove si trova con precisione, e con mia sorpresa scopro che non è affatto lontano dagli altri luoghi, quelli che i Fabbri abiteranno nel Settecento. Quell’antico casolare prende il nome dal fosso Bagno, che dà il nome anche a quella vallata e che si presenta come snodo cruciale fra diversi poderi della zona. Per arrivarci basta scostarsi dalla provinciale che unisce Tredozio a San Benedetto in Alpe e si seguono tutte quelle casine, casone, casupole che hanno segnato la vita di quei luoghi (fra questi un podere importante chiamato “Le Fabbriche“, antica proprietà e residenza di altri Fabbri, coi quali ancora non ho trovato un nesso di parentela). La strada arriva ad un punto dove non è concesso accedere con veicoli, e così mi avvicino a quel luogo a piedi. Ho la sensazione di entrare in un bosco incantato, dove tutto pare fermo da secoli e dove gli insetti danzano al ritmo del vento

podereBagnoSono in corso lavori di restauro, volti a rendere abitabile la struttura a comitive che la adotteranno come sede nel corso delle loro escursioni.

 

L’emozione è simile a quella provata in altre occasioni, quando visitai la casa abitata dai miei bisnonni e trisnonni, ma questa volta sto toccando radici più profonde, ed il mio viaggio nel tempo si è spostato di qualche secolo più in là. Fra le altre cose, questa è la prima volta in cui i Fabbri risultano proprietari di un immobile e non semplici coloni affittuari, il ché mi suggerisce che si sono svolti eventi negli anni seguenti che hanno determinato una caduta o una perdita di status sociale a scapito dei miei antenati. So che a metà del Settecento i tre fratelli Fabbri (il mio sestosavolo Battista ed i suoi fratelli Giovanni e Giuseppe) sono ancora comproprietari con altri soggetti, ma dopo la morte del fratello più grande Giuseppe, venderanno la proprietà nel 1766, che rimarrà parzialmente in mano ad altri Fabbri collaterali.
pietreMi fa un certo effetto pensare che tante generazioni di Fabbri sono passate di qui, e che in qualche modo anche io adesso l’ho fatto. I miei antenati, la mia casata, le mie radici, coloro che portavano il mio stesso cognome sono stati in questo luogo, e sì, fa davvero effetto pensare che che più di duecento anni dopo un loro discendente abbia rimesso piede negli stessi spazi. Questi grandi massi hanno una lunga storia da raccontare!

Il Bagno si presenta come una sorta di avamposto settentrionale di una foresta, il Parco delle Foreste Casentinesi, che si espande fino all’aretino e che tocca diversi paesi montani dell’Appennino. Nei documenti l’abitato è descritto come “una casa, con aia, forno, orto e resedi” e si può dedurre che nella sua struttura ben poco sia cambiato sin dalla sua creazione.
fiumeA pochi passi da lì corre il fiume che però porta un nome riduttivo: a me non sembra affatto un fosso, ma forse il nome si deve al fatto che è un affluente del fiume Tramazzo. Come se vedere quel casolare non mi fosse bastato, anche bagnare i piedi nelle acque del fosso Bagno è un’esperienza catartica. La natura, specie se carica di queste valenze ancestrali, di recupero dell’identità e della propria storia di origine, ha il suo modo di abbracciare e di far sentire a casa chi va a cercarla. Proprio come nelle altre zone abitate dai miei avi, anche qui ho l’impressione di trovarmi in un luogo che mi aspettava.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *