ricordoFra nomi di battezzati, sposi e defunti, spesso il registro parrocchiale, vero e proprio strumento amministrativo, conservava anche pensieri dei parroci dedicati ad eventi che accadevano in quel momento nella loro parrocchia o nelle zone limitrofe. Sono, spesso, frasi brevi che vengono segnate quasi come se si scrivesse in un diario, tenendo a mente che forse, in futuro, possono essere utili a chi le leggerà.

Ho pensato che fosse interessante leggere alcune di queste annotazioni, che sono davvero una finestra sul passato. Iniziamo questa serie di curiose riflessioni partendo da ciò che più comunemente viene da annotare, ovvero le condizioni metereologiche. Dal libro di una parrocchia montana, leggo memorie (così vengono definite) di diversi tempi. Per esempio, il 25 maggio 1635 si parla di una nevicata, così come il 9 e 10 di giugno del 1688, quando venne riportato che “vi stette su alberi ed in terra delle giornate“. Ciò può essere ricollegabile a questo articolo di meteogiornale.it, in cui si sottolinea la rigidità delle condizioni climatiche di fine Seicento.
Seguono altre date, con informazioni simili, sino al 1738, quando il parroco di allora intervenne e sentenziò: “Le sopraddette cose furono giudicate scioccherie poiché d’aprile quasi ogni anno succede, e di maggio spesse volte“. Io credo che queste memorie in realtà servissero più che altro a fare da dato statistico, in una società come quella montana, dove appunto le condizioni metereologiche erano quantomeno più imprevedibili e sulle quali si basava l’abbondanza o meno del raccolto, fonte della ricchezza locale.

In un’altra sede, in un altro libro, leggo: “Ricordo come dal dì 14 marzo 1802 in cui si fece una neve spropositata fino alla metà di ottobre del suddetto anno e seguì una siccità tale che la terra si bagnò in modo da poter lavorare, ma solo fra due o tre volte in questo tempo venne piccole pioggerelle che rinfrescarono soltanto la pula (involucro dei chicchi dei cereali e di altre piante che si stacca durante la trebbiatura, e che si adopera come foraggio), né si poteva macinare che a stento. La raccolta dei viveri vi fu in abbondanza, ma da luogo a luogo sufficiente.

Nello stesso libro, le parole che precedono questa descrizione sono ancor più vecchie, e si narra del rifacimento di parti della chiesa, dell’elezione di un nuovo parroco e di tutto ciò che appare come normale amministrazione. Ma fra queste memorie c’è anche spazio per eventi che hanno segnato l’epoca in questione. Fermiamoci quindi al 1693: “Ricordo come del 1693 alli 19 marzo nel venerdì la mattina su l’ore 14 nel tempo che il Padre Predicatore celebrava la S. Messa venne un terremoto e s’aperse **serò la Chiesa dal tetto di magnesa che le travi uscirono dal muro, e per la Dio gratia ne seguì mal nessuno, solo che per riaggiustare la Chiesa c’andò la spesa sovra scudi 100.

Leggo un altro viaggio nel tempo, questa volta in una parrocchia dove si condividono notizie sull’epidemia di colera del 1855 e sulla reazione della popolazione: “ (…) il giorno che sopra, sulla sera, vennero da ogni parte fedeli con candele per assistere alla processione di penitenza onde ottenere grazie e benedizioni e la liberazione dal flagello. Terminata la Sacra funzione, tutti lasciarono le candele e regali, e per più di un mese stettero giorno e notte accese al Sacro altare.”

Ma ci sono anche altre fonti che aiutano a viaggiare nel tempo. Le lettere sono una fonte di memoria ineguagliabile, perchè oltre al dato in sé racchiudono spesso anche un’opinione ed una presa di posizione su fatti, persone e cose. Questa lettera (non datata, forse solo una malacopia dato che si interrompe senza concludersi) ma che spunta da vecchie pagine di un registro, dev’essere almeno del Settecento ed è una corrispondenza fra due fratelli. Ipotizzo che chi scrive sia un parroco, e che questa missiva fosse una risposta a richieste di sistemazione lavorative di parenti o a richieste di prestiti. In fondo il parroco godeva di un supporto economico di base da parte della Chiesa, e chissà quanti si sono rivolti al prete di paese in periodi di magra. “Nella casa dov’è un buon dottore o un ricco prete, non si sente né fame né sete”, si diceva. Leggo:

Con poche righe io rispondo alla vostra. Dite alla Filomena che io m’adatto all’uno ed all’altro partito. Se ella cerca un sussidio, altro che poco non posso dare perché i denari sono finiti; e chi li ha avuti? Tutti lo sanno; è finita la cuccagna con questi taglioni. Sono più di sei mesi che Angiolino non fa il gran niente, e nemmeno è capace di andare a Forlì, sempre spese sopra spese.”

Impossibile non immaginare vecchi abiti, modi di dire stranieri al nostro orecchio, atmosfere svanite nel tempo. Le testimonianze della vita di tutti i giorni sono sempre un metodo intrigante e una conoscenza che ci aiutano a vedere la continuità del tempo, ci insegna contesti, ci mostra la memoria.

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2 commenti

Paolo Miotto · Settembre 1, 2016 alle 7:20 am

Ciao Alessio, volevo complimentarti per queste “chicche” d’archivio difficilmente reperibili senza un’adeguata preparazione archivistica e quindi destinate a rimanere nell’oblio delle vecchie carte.
Buona giornata
Paolo

    alessiofabbri · Settembre 1, 2016 alle 12:51 pm

    Grazie mille Paolo. Buona giornata e grazie per la visita ed il commento.
    Alessio.

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