Cultura

In viaggio verso… S. Barnaba in Gamogna

img_60991Antichissimo Eremo fondato da San Pier Damiani nel 1053, il complesso di Gamogna sovrasta i monti della Valle Acerreta e da lì domina il panorama che lo ha reso un unico ed ammirabile punto di riferimento.
Il percorso a piedi è lungo e tortuoso, e non è affatto facile in alcuni tratti. Chi si avventura verso questa destinazione lo fa con calma e con pazienza, consapevole che la ricompensa sarà grande, là in quell’oasi di pace e tranquillità che finora avevo visto solamente in fotografia.

Raggiungere quel luogo non appaga solo il mio senso culturale e spirituale, ma ha per me un valore aggiunto, dato dal ruolo che ricopre nella storia della mia famiglia. Infatti, è nella Chiesa dedicata a San Barnaba che i miei quinquesavoli Domenico Fabbri e Maddalena Montuschi si sposarono nel 1786 circa. La famiglia Montuschi era giunta a Gamogna da Maradi, nei primi anni ’40 del Settecento, e qui era nata la mia Maddalena il 23 febbraio 1757, in località Casa Nova. Come da tradizione, quindi, lo sposalizio deve aver luogo nella Parrocchia di residenza della sposa. Purtroppo non esistono registri in grado di identificare l’esatta data delle nozze Fabbri-Montuschi, ma esistono invece tracce del matrimonio che riguarda la generazione successiva dei Fabbri. Infatti il loro figlio Giovanni Battista Fabbri sposerà sempre a Gamogna, in questa bellissima Chiesa, Francesca Pagliai.
I miei quadrisavoli convolano a nozze il 17 giugno 1816. Due matrimoni, a distanza di trent’anni ma entrambi incastonati nelle radici del mio albero genealogico. Metto piede in questo luogo sacro, ben consapevole che qui sono già passati il mio cognome ed il mio sangue, e per ben due volte.

san-barnabaNon è una Chiesa come le altre. Si nota subito che ha una storia antica, e che grazie alla mano dell’uomo oggi è ancora qui a testimoniare la sua esistenza. La storia che porta fra le sue pietre è quindi secolare, ed attraversa fasi di  fasto e prosperità a momenti di decadenza e di abbandono. Infatti è nel secondo dopoguerra che Gamogna giunge al suo momento cruciale, poiché l’abbandono delle montagne da parte dei suoi abitanti lascia la Chiesa e tutto il costrutto monastico all’incuria del tempo e delle intemperie.
Solo negli anni ’70 Don Antonio Samorì inizia a proporre interventi di ristrutturazione e risanamento; dopo un primo periodo di inascoltate richieste, egli riesce a portare avanti il restauro che porta Gamogna allo splendore di un tempo, grazie anche all’ingegner Bruno Maestri.

Raggiungere Gamogna, specie attraverso stretti sentieri corrosi e di difficile percorrenza, è un’avventura con finale a sorpresa. La vista dell’Eremo appaga la vista e ricorda all’uomo contemporaneo che qui, proprio in questi luoghi che sembrano dimenticati, si è fatta la storia della Valle Acerreta.

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