Gli elementi dell’essere

Pubblicazione: 15 agosto 2015 (Amazon)
Pagine: 21
Genere: Narrativa storica / Storie brevi
Acquisto eBook: Amazon

Sono persone, è la vita, i sentimenti. Storie di attimi che segnano un’esistenza. Momenti e scelte quotidiani che diventano per sempre.

Le storie brevi incluse in questa raccolta sono:

  • Le distanze di ieri
  • L’eremo di San Galdino
  • Insegnami a scrivere
  • Notte silente
  • Se muore una parola

Le distanze di ieri

Tratto dall’articolo “Su Mattea e sulle distanze di ieri“:

Questa storia è nata per caso, e come a me accade spesso, è nata dal titolo. Parole che spuntano dal nulla e che si insinuano nella mente, cercando giustificazioni, volti, strade, raggi di sole, fiumi: un intero mondo tutto per loro. Io cerco di fare del mio meglio, perché il mio lavoro (mi riferisco all’insegnamento) è quello di comunicare, di saper rendere un messaggio attraverso filtri e lenti d’ingrandimento che lasciano passare solo alcuni lati della luce.

Mattea è la protagonista di questo breve tratto di strada che percorro con lei. Una donna di mezz’età, di cui non sappiamo nulla all’inizio, ma che si rivela lentamente nel suo ambiente quotidiano: una città che vuole dimenticarsi di lei. Ma lei non scorda la città, non ammazza il ricordo di Firenze, seppure decida di amarne solo una precisa parte: quella che non si stacca più dalla sua mente. Il nome non nasce a caso. Anche questo è il risultato del mio vissuto e delle mie ricerche: Mattea è la figlia primogenita del mio più antico avo, ed era nata nel 1752. Un nome un po’ ricercato, sia all’epoca che adesso, e che è stato tramandato nelle imposizioni nominali di antenati d’epoche successive.

Mattea ha sofferto, ma questo sfugge nelle prime righe della storia. La brevità del racconto condensa la parabola della sua vita: la tranquillità di un primo pomeriggio, l’irrequietezza del contesto nel quale si muove ed il colpo che subisce, al quale segue una reazione, una esagerata manifestazione di protesta contro chi vuole, inconsapevolmente, distruggere la sua illusione.
Firenze e l’Arno sono la fortezza dei ricordi nuovi di Mattea, quella che ella s’è costruita per combattere le sue disgrazie e per trovarvi rifugio dopo ogni affronto. È una vittima dell’amore? Questo lo lascio decidere al lettore.

Chi volesse, può scrivermi o lasciare un breve pensiero su ciò che ha letto e sulle sensazioni che ha provato. Mi hanno detto che questa storia suscita angoscia, ma questo non era l’intento originale, e penso sia proprio per questo che è bello scrivere e farsi leggere. Il lettore ha una percezione sua, soggettiva, che dona nuove pennellate, ogni volta diverse, a quel quadro narrativo ca cui l’autore dà vita.

L’eremo di San Galdino

Tratto dall’articolo “L’ eremita Biagio e la fortezza delle paure“:

Avevo segnato due righe su di un vecchio foglietto. Un’idea, mai sviluppata. Ho quindi creduto fosse il caso di portare alla luce anche questi personaggi, in quanto espressivi, significativi e simbolici d’una bella gamma di emozioni che però sette pagine possono, chiaramente, esprimere in maniera limitata. Il protagonista del racconto è Biagio Querciolani, un ultra-settantenne che da almeno una ventina d’anni abita la vecchia rocca che divenne eremo. Fondato centinaia di anni prima, esso affonda le sue radici di pietra al vertice d’un monte difficilmente raggiungibile dall’uomo. Chi abbia spinto quel signore ad avventurarsi fin lassù vent’anni prima sarà presto chiaro nello svolgersi della vicenda, che illustra l’attimo in cui l’esposizione al nulla e alla mancanza di contatto umano giunge al suo termine. A bussare alla porta dell’eremo sarà Ruffino, un biondo ricercatore che chiede di poter consultare i libri che molti anni prima furono portati all’eremo e di cui solo il vecchio Biagio è custode.

Ma definire Biagio il custode di quel patrimonio non basta. Egli è padrone e protettore di quelle pagine che, giorno dopo giorno, lo mantengono in vita. Leggere è in qualche modo una giustificazione per la scelta compiuta molti anni prima. La rottura di quel silenzio sarà per Biagio trauma e consolazione al tempo stesso.
L’eremo è quindi una sorta di fortezza costituita dalle paure di colui che vi abita, e l’apparente quiete conquistata attraverso la lettura di quelle opere letterarie, che costituiscono un vero e proprio archivio esclusivo, sarà messa in dubbio e corrosa dalla diffidenza verso quell’estraneo che irrompe nel suo quotidiano.

Insegnami a scrivere

Tratto dall’articolo “Insegnami a scrivere: Iris e l’arte della scrittura“:

Uno di questi è l’ispirazione di un fatto che so appartenere ai miei avi: gli altri miei bisnonni paterni (i genitori di mia nonna) si sono conosciuti nelle terre del ferrarese e lui ha veramente insegnato a lei a scrivere. Certo, in questo breve racconto molto di ciò a cui si fa riferimento è di pura fantasia, anche se credo non sia una storia poco comune.
La voce narrante, un ragazzo, ormai uomo, s’accorge della ventenne Iris mentre questa raccoglie fiori di campo ed erbe selvatiche. Con la scusa di farsi rinfrescare il volto con un pò di menta, il ragazzo fa la sua conoscenza ed i due trascorrono un pomeriggio sulle rive del canale che inizialmente li divideva. Così facendo si scoprono interessati l’uno all’altra in maniera del tutto inconsueta. Infatti, per Iris la fonte d’attrazione nei confronti di quello sconosciuto è il suo sapere: egli sa fare a leggere e a scrivere.

Di strano c’era che Iris conosceva la filosofia, la storia, la poesia e conversava, per lo più fra sé e sé, di argomenti poco mondani. La sua vita come serva d’una ricca famiglia borghese di Ferrara aveva dato i suoi indiretti, forse un po’ acerbi frutti.

La ragazza rivela che ha lavorato per anni come serva ed accompagnatrice per i Corbera, una famiglia borghese di Ferrara, e qui ha appreso indirettamente scienze, storia e filosofia. Ma l’orecchio e l’attutidine non bastano ad imparare l’arte pratica della scrittura. Per questo, ora che Iris è tornata al paesello per curare i vecchi nonni, si fa impellente in lei la necessità di emanciparsi attraverso la cultura, forse sfuggendo al volere del nonno che la vuole sposata al nipote del sindaco d’un paese limitrofo.

Fra un bacio e l’altro ella andava dicendo che il nipote del sindaco aveva la testa di un poveraccio e le tasche piene di soldi. Iris era innamorata del sapere, ed in qualche modo io ne avevo preso le sembianze.

Per questo motivo, il loro incontro seguente, nonostante fosse inizialmente voluto e cercato con l’unica finalità istruttiva, diviene la scintilla d’una passione incontrollabile. Così nasceranno complicazioni, si faranno scelte istintive, si imboccheranno percorsi di vita, forse, senza uscita.

Notte silente

Se muore una parola